La prefazione  di Sergio Malingher al nuovo libro*  di

Manfred Marktel

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Sono arrivati 600 anni prima di me…

non era Colombo, ma erano i cinesi

con giunche di 135 metri, 9 alberi e 1000 uomini d'equipaggio

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Avevo scritto al Direttore del mensile della Lega Navale Italiana una lettera che conteneva un mio personalissimo parere: sulla differenza tra il velista che naviga per regatare e quello che naviga per navigare. Entrambi per pura passione, naturalmente.

Claudio Ressmann, signore d’antico stampo, ha avuto la bontà di pubblicarla, giusto qualche mese fa.

Io essendo stato un appassionato della prova di triangolo, solo occasionalmente d’altura, forse non avrei dovuto azzardar pareri sul navigar per navigare.

Però conosco da anni Manfred: è il mio modello operante in questo campo e trovo che per più ragioni assomiglia, mi sia consentito, a quel marinaio di nome Alex Carozzo, tornato di recente nelle librerie.

Leggo Manfred e mi illudo d’essere sdraiato sulla panca sopravvento del pozzetto a osservare le nuvole che vanno tranquille nel cielo luminoso e ad attendere beatamente che qualche suono del mare o della barca mi avverta per dare un’occhiata alla bussola e alle vele.

Questo è il messaggio del libro, cronaca fedele del suo amare l’oceano, per lui ninfa bellissima dalle braccia accoglienti, circondata da terre e isole a tutti note, ma riservate a pochi.

Avevo scritto, tra l’altro “…il navigar da marinaio, quello autentico, è un modo di sorvegliare la barca, le onde, il cielo, che è una forma di devozione. C’è come un senso di sacralità e lo vive dentro. Quando si ferma un attimo in banchina, sa di avere acquisito un altro piccolo tassello d’esperienza, tra pascoli di quiete e strapiombi di burrasca. Null’altro. È lavoro, talora professione, non qualche giorno di ferie o un week-end con amici.

Il marinaio ha un profondo rispetto dell’acqua, dell’oceano, viene da una struttura di tradizione, da una scuola di umiltà e di silenzio che nulla hanno a che vedere con intriganti regolamenti sportivi. Il marinaio, cioè l’uomo di mare, è cosciente delle sue paure, sa che dietro un’onda può aprirsi il baratro, che dietro uno sbarramento di cumulonembi può nascondersi il fortunale estremo.

Lo sa e, con l’arte e la cultura che gli sono proprie, trova la soluzione opportuna…”

Questo avevo scritto, sapendo di avere rubato, si fa per dire, un po’ dell’anima dell’amico e marinaio Manfred Marktel.

Sono arrivati 600 anni prima di me” rivela, per esempio, cose cinesi nel senso che i cinesi il nord America l’avevano scoperto da una montagna d’anni prima del Genovese. Questa è solo una briciola fra quelle che Manfred lascia cadere nella scia del suo Maus d’acciaio che va sicuro sulle onde dell’Atlantico.

Finito di leggere il libro, mi sono chiesto, e ora che faccio? Aspetto, Manfred. Naturalmente, il prossimo…

 

Sergio Malingher

 (*) Editore Saviolo di Vercelli – pubblicazione prevista per la primavera 2005