LEGA NAVALE ITALIANA

Sezione di Savona

 

Catture on line dei PescaSub LNI Savona

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RIFLESSIONI SU UN GENEROSO REGALO DEL MARE

13 luglio 2002 - mare di Savona

Una ricciola da 30 Kg.

 

È un sabato di luglio, il suono della sveglia mi trapana il cervello alle cinque di mattina per ricordarmi che oggi si va a pescare. Soffro quando tiro giù le gambe dal letto, ma dopo una fugace colazione le funzioni psicomotorie riprendono regolarmente e il pensiero di qualche grandiosa cattura mi dà lo stimolo per caricare l’attrezzatura in macchina e partire.

Dopo circa un’ora sono in acqua, in uno dei miei soliti posti, che mi hanno già regalato grosse soddisfazioni. Le condizioni del mare, la quantità di “mangianza” in circolazione e la vista di un folto branco di cefali che nuotano in modo scomposto, mi fanno presagire qualcosa di buono.

Inizio a pescare, facendo seguire un tuffo dopo l’altro, più o meno sempre nella stessa zona, alla medesima profondità, anche perché il termoclino un metro più sotto mi dissuade dallo spingermi oltre.

Dopo una nutrita serie di tuffi infruttuosi, l’ottimismo iniziale inizia a scemare. Si avvertono i primi brividi di freddo e la stanchezza accumulata durante la settimana si fa sentire. Ho quasi voglia di smettere e di dirigermi verso terra, ma m'impongo di continuare a pescare almeno fino alle 8,00, se non altro per mantenere un minimo grado d'allenamento.

Una bella orata di un paio di kg mi sfila davanti durante un aspetto, mantenendosi fuori tiro, ma la sua vista m'inietta un po’ di ottimismo. Ancora due o tre tuffi, poi smetto.

Sono appostato sul fondo, quando la minutaglia scatta e si concentra, sfila un branco di dentici, saranno una decina d'esemplari da 1 o 2 kg di peso. Compiono un largo semicerchio, poi si voltano e lentamente iniziano ad avvicinarsi. In testa avanza uno dei più grossi, mi punta diritto di muso e sta per arrivare a tiro. Mi schiaccio tra le asperità del fondo per sparire parzialmente alla sua vista. Sono così concentrato sulla mia preda che non percepisco i segnali premonitori che precedono l’arrivo del grande predatore.

La ricciola mi si è avvicinata alle spalle e, quando mi mostra il fianco imponente, è a 1-2 metri di distanza dalla punta del fucile. L’asta parte quasi automaticamente, trapassando il pesce all’altezza delle branchie. La reazione è istantanea, ma la frizione del mulinello è già allentata e non mi resta altro che guardare il sagolino che sparisce nel blu mentre risalgo.

Ora inizia il lavoro vero e proprio, con il pesce che alterna puntate verso il fondo ad allunghi verso il largo, trascinandomi lontano dal pallone segnasub. Il pensiero va al monofilo di nylon ø140 un po’ consumato, alle alette di ritenuta ed al codolo dell’asta…; speriamo che l’armatura “tenga” e che fili tutto liscio. È il momento di stare calmi, non bisogna avere fretta di portare il pesce in superficie. I suoi tentativi di riconquistare la libertà diventeranno sempre più deboli, insieme al sangue se ne andranno le forze e lentamente le distanze si ridurranno.

Dopo circa 20 minuti, infatti, la ricciola si lascia afferrare. Le infilo una mano tra le branchie, la immobilizzo tra le cosce e la finisco con una stilettata in un punto vitale.    Ora posso decontrarre i muscoli e abbracciare la maestosa preda con un paradossale affetto.

Anche oggi il mio amato mare mi ha regalato la vita di una delle sue creature più belle. A volte mi chiedo il perché di tutta questa generosità; chissà…, un giorno forse pretenderà la mia in cambio. Quando vado in mare penso spesso agli amici scomparsi che, come i marinai d'Ulisse perduti dal canto delle Sirene, sono rimasti vittime del fascino e delle grandi emozioni che questo sport sa dare.

Anche questo è un modo di “vivere” la natura, anche se poco consono al pensiero di qualche ambientalista: entrare a far parte, spesso come predatore, ma a volte, purtroppo, come preda di questo carosello in cui inequivocabilmente e ininterrottamente si succedono la vita e la morte.

Un invito a chi mi legge: prudenza, dunque, e tanta umiltà nei confronti del mare, un amico meraviglioso, che però a volte si trasforma in un padrone molto esigente.

Per la cronaca, la ricciola è stata catturata sabato 13/07/02 e pesava 30,150 Kg.

 

Angelo Carlevarino